venerdì 19 giugno 2009

Artista e poetessa





I simboli e le lettere dello Yin e dello Yang, unitamente alle melodie suonate con il ti-tzu, un flauto di bambù, e lo yangqin, una sorta di salterio, accoglievano il visitatore nell’ultima sala del Museo Flavio Roma di Villa Serra, nell’antico borgo di Sant’Olcese a Genova.Qui, nel bianco e nel nero che connota tutta l’esposizione, si è pervasi dall’energia che la pittura di Brigitta Rossetti emana; un bianco e nero che riporta all’essenzialità delle forme, all’equilibrio tra i tempi della vita. L’uso quasi monocromo del colore, con i due opposti bianco-nero che si rincorrono, contribuisce ad esaltare attimi di sospensione rappresentati nelle mille tonalità del grigio che spesso risultano essere indefinite ma che qui mettono invece in luce tutta la forza espressiva dell’artista, raccontando una realtà nascosta dietro e dentro alle cose, una sorta di visione dell’invisibile.In quello spazio indefinito, dipinto su fogli di carta spessa, trovano la libertà ali di farfalle, pezzettini di carta che fluttuano silenziosi nell’aria, ombre e luci che raccontano il percorso evolutivo dell’inconscio e della vita dell’uomo e delle cose.Tra questi dipinti sembra di camminare sospesi tra aria e acqua, “con gli occhi nel mare, per volgersi verso Nippon, il luogo dove nasce il sole”; sta qui, sta nella magica terra d’Oriente l’origine di quei moti dell’anima Leonardeschi che hanno portato Brigitta Rossetti a raccontarsi, attraverso i suoi quadri e attraverso le sue poesie, entrambi raccolti nel catalogo “Stelle senza lato”.Non è facile, in un periodo in cui ci si rinchiude al mondo cercando sicurezze in maniera esasperante, saper mettere davanti agli occhi di tutti interiorità, armonia, bellezza. Le opere di Brigitta Rossetti riescono invece ad essere proprio questo: sanno dimostrare che, anche nei momenti più bui della vita di ognuno, sia esso uomo o farfalla, c’è un fascio di luce bianca che racconta un mondo che va avanti, c’è un’anima che si libera dal male, ci sono stelle senza lato che vogliono brillare, festose.
Luigi Franchi

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